RITORNI A SORPRESA

Dopo quasi due anni di post saltuari su blog diversi dal mio, impegni di varia natura, e avvento di Facebook, social network distruttore di ogni tipo di interrelazione altra nel resto del Web, eccomi ad occuparmi della mia pagina, traslata in un altro luogo, ma sempre, essenzialmente, lei.

Sostanzialmente, tra Facebook e un qualsiasi altro Blog, non vi è molta differenza, tranne il fatto che nel primo aggiorni ogni status in tempo ancor più reale, hai la possibilità di esprimere la tua preferenza senza dover obbligatoriamente commentare, hai l’opzione di caricare quintali di foto, taggando chiunque ci sia, anche di striscio, anche solo con il pensiero, per la felicità di chi riceve la cortese attenzione, sicuramente urtato dalla posa malevola in cui è stato fotografato.Perciò, in attesa che il mio muro virtuale sia imbrattato di ovvietà e banalità, commentate puntualmente dai più cari amici, affiancati dalle persone che meno vorresti al mondo (questo pare sia proprio il bello di Facebook), mi godo il ritorno alla rilassante pagina personale, che probabilmente prenderà le fattezze del diario segreto cartaceo, in cui solo io accedo, non per restrizione, ma per volontà personale.

Eppure la gente ama farsi gli affari degli altri, ma il blog è ormai così obsoleto. Ti ci devi davvero impegnare tanto a capire come impicciarti degli affari non tuoi, senza chiedere l’amicizia o taggare con una @ davanti!

Facebook non è di certo l’unica cosa che è cambiata in due anni. Ogni tanto rifletto su come è insita nella natura umana la irrefrenabile voglia di tornare indietro nel tempo, cambiare le azioni, cancellare le conseguenze, lasciare tutto sospeso in quelle situazioni che tanto ci stavano strette, al momento, che volevamo passassero al più presto. Se, invece, fosse rimasto tutto invariato, monotono, piatto, avremmo pregato gli Dei in nostra dotazione, affinchè tutto potesse cambiare, evolversi, crescere.

Classico della specie umana: essere perpetuamente alla ricerca di qualcosa che non si può avere.
Però rimane quell’amaro in bocca, che sa di tristezza, di abbandono, di cambiamento troppo radicale da mandar giù.
Ma a volte è inutile pensarci, forzare la mano, cercare di porre rimedio. E’ inutile, ma non ci riesco.

Stanotte ho sognato di stare alla fermata dell’autobus, alle 14.30, con un caldo afoso, un saccone di patatine fritte prese alla rosticceria, e senza mutande.
Che mi vorrà mai dire il mio Super Io? La mancata censura è una cosa buona per la mia subcoscienza?

Forse dovrei prendermi una vacanza… Ah già! Io sono sempre in vacanza! Beata la vita da studente :S

Annunci

Scrivi qualcosa anche tu! Mouuuuuuuu!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...